ChatGPT e i dati dei tuoi pazienti: cosa rischi davvero (e come evitarlo)

30 maggio 2026

Usare ChatGPT con dati clinici dei pazienti è una violazione del GDPR e del Codice Deontologico: vediamo perché, quali sono i rischi reali per psicologi e psicoterapeuti e come usare l’AI in modo conforme grazie a strumenti progettati per la sanità, come ZenGest.

ChatGPT e i dati dei tuoi pazienti: cosa rischi davvero (e come evitarlo)

Usare ChatGPT con informazioni cliniche dei pazienti è una violazione del GDPR. Non è una questione di opinione: è l’interpretazione consolidata del Garante Privacy e di diversi ordini professionali italiani. Se lo stai facendo, stai correndo un rischio concreto, sia legale che deontologico.

So che molti colleghi lo fanno. L’ho sentito dire apertamente in supervisioni, in gruppi WhatsApp, in convegni:

  • “Lo uso solo per le note.”
  • “Anonimizzo tutto.”
  • “Tanto non ho mai avuto problemi.”

Queste frasi sono il vero campanello d’allarme. Perché sottovalutano il quadro normativo, il valore dei dati clinici e l’impatto sulla fiducia terapeutica.

In questo articolo vediamo in modo pratico:

  • perché ChatGPT non è sicuro per i dati clinici
  • perché l’“anonimizzazione” manuale non basta quasi mai
  • cosa dicono Garante e Ordini
  • quali sono i rischi reali per lo psicologo
  • come usare l’AI in modo conforme al GDPR (e dormire sonni tranquilli)

Prova ZenGest gratis.

10 sedute al mese, nessuna carta di credito.

Inizia gratis